Dal porto all’organizzazione aziendale: persone, formazione e prevenzione trasformano gli adempimenti in comportamenti quotidiani. Importanza della cultura della sicurezza sul lavoro
di Marco Marinò
Amministratore di ICP S.r.l. – Innovazione, Consulenza e Progetti
Un riconoscimento sulla sicurezza fa notizia. Ma la parte più interessante comincia prima del premio.
Comincia nei luoghi di lavoro, nelle decisioni prese ogni giorno, nel modo in cui vengono organizzate le attività, nella capacità di riconoscere un rischio prima che diventi un incidente. E soprattutto nei comportamenti delle persone. Una vera e propria cultura della sicurezza sul lavoro
Il Safety & Quality Award 2026, riconosciuto da Vestas a Peyrani Sud nella categoria Best Performing Stevedore Company, offre da questo punto di vista uno spunto che va oltre il valore del riconoscimento stesso.
Ho avuto modo di osservare questo percorso direttamente, nel mio ruolo di RSPP esterno di Peyrani Sud. Ed è proprio l’esperienza sul campo a confermare un principio essenziale: la sicurezza non si costruisce attraverso un singolo adempimento, ma attraverso un sistema di responsabilità, competenze e comportamenti che deve funzionare ogni giorno.
La sicurezza non comincia dai documenti
Documenti, valutazioni, procedure, registrazioni e attestati sono indispensabili. Ma da soli non rendono sicuro un luogo di lavoro.
La differenza emerge quando ciò che è stato previsto sulla carta entra realmente nell’organizzazione.
Significa avere ruoli chiari, persone adeguatamente formate, procedure comprese e applicabili, controlli effettivi e capacità di intervenire quando le condizioni operative cambiano.
Nei contesti portuali e industriali questo principio diventa ancora più evidente. Mezzi, movimentazioni, carichi, attrezzature, interferenze tra attività e condizioni ambientali possono modificare rapidamente lo scenario di rischio.
La prevenzione deve quindi essere capace di accompagnare il lavoro reale.
Non basta sapere cosa dovrebbe accadere. Occorre verificare continuamente cosa sta realmente accadendo.
Dalla conformità al comportamento
Il D.Lgs. 81/2008 definisce obblighi, responsabilità e strumenti fondamentali per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
Ma una gestione matura della sicurezza deve riuscire a compiere un passaggio ulteriore: trasformare gli obblighi in comportamenti organizzativi.
Una procedura è efficace quando viene compresa.
La formazione produce valore quando modifica la capacità di riconoscere e affrontare un rischio.
Un controllo è utile quando consente di intercettare uno scostamento prima che produca conseguenze.
Una segnalazione diventa prevenzione quando l’organizzazione è capace di ascoltarla, analizzarla e intervenire.
È in questo passaggio che la sicurezza smette di essere percepita esclusivamente come un insieme di prescrizioni e comincia a diventare cultura d’impresa.
Le persone sono parte del sistema di prevenzione
C’è poi un elemento che nessun modello organizzativo può trascurare: le persone non sono semplicemente destinatarie delle misure di sicurezza. Ne sono parte attiva.
Direzione, responsabili, preposti, RSPP, ASPP e lavoratori osservano il rischio da prospettive differenti. La qualità del sistema dipende anche dalla capacità di far dialogare queste prospettive.
Questo vale anche per la formazione.
In organizzazioni nelle quali lavorano persone con provenienze, esperienze e competenze linguistiche differenti, verificare che un contenuto sia stato formalmente erogato non è sufficiente.
Occorre domandarsi se sia stato realmente compreso e se il lavoratore sia nelle condizioni di tradurlo in comportamenti corretti.
È una distinzione importante: tra poter dimostrare che una formazione è stata effettuata e poter osservare che quella formazione sta contribuendo alla prevenzione.
Prevenire significa osservare anche ciò che cambia
La sicurezza deve inoltre confrontarsi con condizioni operative che non rimangono costanti.
Un esempio concreto riguarda l’esposizione alle alte temperature. Il caldo intenso può incidere sulla salute dei lavoratori, sulla fatica, sull’attenzione e, di conseguenza, sulla gestione complessiva del rischio.
Adeguare organizzazione e misure di prevenzione alle condizioni effettive significa riconoscere che il rischio non è una fotografia scattata una volta per tutte.
È qualcosa che va osservato nel tempo.
Lo stesso principio vale per l’introduzione di nuove attrezzature, per il cambiamento di una lavorazione, per l’ingresso di nuovi lavoratori, per le interferenze tra imprese e, più in generale, per ogni modifica capace di incidere sulle condizioni nelle quali il lavoro viene svolto.
Safety e Quality: due culture che si incontrano
Non è casuale che il riconoscimento attribuito da Vestas associ due parole: Safety e Quality.
Sicurezza e qualità hanno finalità differenti, ma condividono una parte importante della cultura organizzativa necessaria a farle funzionare.
Richiedono processi definiti, responsabilità riconoscibili, competenze, controlli, evidenze, capacità di individuare anomalie e volontà di migliorare.
È la stessa logica che ritroviamo nei sistemi di gestione e, sul versante della salute e sicurezza, nell’approccio della UNI EN ISO 45001: non considerare la prevenzione come una somma di attività isolate, ma inserirla nel funzionamento dell’organizzazione e nei suoi processi decisionali.
Il valore non risiede nella certificazione in sé. Risiede nella capacità dell’impresa di utilizzare metodo, organizzazione e verifica per migliorare concretamente le proprie prestazioni.
Un riconoscimento è un punto di arrivo. E un nuovo punto di partenza
Un premio può certificare la bontà di un percorso, ma non rende la sicurezza definitivamente acquisita.
È forse questa la lezione più importante.
La cultura della sicurezza si costruisce attraverso continuità: osservare, formare, verificare, correggere, coinvolgere le persone e ricominciare.
Ogni giorno.
Per questo i risultati migliori non appartengono mai a una singola figura professionale. Nascono dalla capacità dell’intera organizzazione di riconoscere la sicurezza come parte del proprio modo di lavorare.
Il Safety & Quality Award 2026 attribuito a Peyrani Sud rappresenta certamente un risultato da valorizzare. Ma, per chi si occupa professionalmente di prevenzione, il suo significato più interessante è un altro: ricordarci che dietro un buon risultato di sicurezza ci sono molti piccoli comportamenti corretti che, ripetuti neUn riconoscimento sulla sicurezza fa notizia. Ma la parte più interessante viene prima del premio.
Viene dalle decisioni prese ogni giorno, dal modo in cui viene organizzato il lavoro, dalla capacità di riconoscere un rischio prima che produca conseguenze. E, soprattutto, dai comportamenti delle persone.
Il Safety & Quality Award 2026, riconosciuto da Vestas a Peyrani Sud nella categoria Best Performing Stevedore Company, offre uno spunto che va oltre il valore del riconoscimento stesso.
Ho avuto modo di osservare questo percorso direttamente, nel mio ruolo di RSPP esterno di Peyrani Sud.
L’esperienza sul campo conferma un principio essenziale: la sicurezza sul lavoro non si costruisce attraverso un singolo adempimento. Nasce da un sistema nel quale organizzazione, responsabilità, competenze, formazione e comportamenti devono funzionare insieme.
Quando possiamo parlare davvero di cultura della sicurezza?
La cultura della sicurezza esiste quando la prevenzione non rimane confinata a documenti e procedure, ma entra nel modo in cui l’organizzazione prende decisioni e le persone svolgono quotidianamente il proprio lavoro.
Valutazioni dei rischi, procedure, registrazioni, controlli e attestati sono indispensabili. Ma da soli non rendono sicuro un luogo di lavoro.
La differenza emerge quando ciò che è stato previsto sulla carta entra realmente nell’organizzazione: ruoli chiari, persone adeguatamente formate, procedure comprese e applicabili, controlli effettivi e capacità di intervenire quando le condizioni operative cambiano.
Nei contesti portuali e industriali questo principio diventa particolarmente evidente.
Movimentazione di carichi, mezzi, attrezzature, interferenze tra attività e condizioni ambientali possono modificare rapidamente lo scenario di rischio.
La prevenzione deve quindi accompagnare il lavoro reale.
Non basta sapere che cosa dovrebbe accadere.
Occorre verificare continuamente che cosa sta realmente accadendo.
Dalla conformità ai comportamenti sicuri
Il D.Lgs. 81/2008 definisce obblighi, responsabilità e strumenti fondamentali per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Una gestione matura della sicurezza deve però riuscire a trasformare questi obblighi in comportamenti organizzativi concreti.
Una procedura è efficace quando viene compresa e applicata.
La formazione produce valore quando aumenta la capacità di riconoscere e affrontare un rischio.
Un controllo è utile quando permette di intercettare uno scostamento prima che produca conseguenze.
Una segnalazione diventa prevenzione quando l’organizzazione sa ascoltarla, analizzarla e intervenire.
È in questo passaggio che la sicurezza smette di essere percepita esclusivamente come un insieme di prescrizioni e comincia a diventare cultura d’impresa.
Formazione sulla sicurezza: frequentare un corso non basta
Le persone non sono semplicemente destinatarie delle misure di sicurezza. Sono parte attiva del sistema di prevenzione.
Datore di lavoro e direzione, responsabili, preposti, RSPP, ASPP e lavoratori osservano il rischio da prospettive differenti. La qualità del sistema dipende anche dalla capacità di mettere in relazione queste prospettive.
Lo stesso vale per la formazione.
In organizzazioni nelle quali lavorano persone con provenienze, esperienze e competenze linguistiche differenti, verificare che un contenuto sia stato formalmente erogato non è sufficiente.
La domanda decisiva è un’altra:
il lavoratore ha realmente compreso ciò che deve fare per lavorare in sicurezza?
Esiste una differenza sostanziale tra poter dimostrare che la formazione è stata effettuata e poter osservare che quella formazione sta producendo comportamenti più consapevoli.
La tracciabilità documentale rimane necessaria. Ma l’obiettivo della formazione è produrre competenza applicabile nel lavoro reale.
Il rischio cambia: anche la prevenzione deve saper cambiare
La sicurezza non può essere considerata una fotografia scattata una volta per tutte.
Le condizioni operative cambiano e con esse possono cambiare i rischi.
Un esempio concreto riguarda l’esposizione alle alte temperature. Il caldo intenso può incidere sulla salute dei lavoratori, sulla fatica e sull’attenzione e, di conseguenza, sulla gestione complessiva del rischio.
Ma lo stesso principio riguarda l’introduzione di nuove attrezzature, il cambiamento di una lavorazione, l’ingresso di nuovi lavoratori, le interferenze tra imprese o qualsiasi modifica capace di incidere sulle condizioni nelle quali il lavoro viene svolto.
Prevenire significa quindi anche osservare il cambiamento e adattare tempestivamente organizzazione e misure di sicurezza.
Perché sicurezza e qualità si incontrano nell’organizzazione
Non è casuale che il riconoscimento attribuito da Vestas associ due parole: Safety e Quality.
Sicurezza e qualità hanno finalità differenti, ma condividono molti dei meccanismi che permettono a un’organizzazione di funzionare bene: processi definiti, responsabilità riconoscibili, competenze, controlli, evidenze, gestione delle anomalie e miglioramento continuo.
È una logica che ritroviamo anche nei sistemi di gestione e, sul versante della salute e sicurezza sul lavoro, nell’approccio della UNI EN ISO 45001.
La ISO 45001 propone infatti una gestione strutturata della salute e sicurezza integrata nei processi dell’organizzazione, fondata sulla valutazione dei rischi e delle opportunità, sulla partecipazione, sul controllo e sul miglioramento continuo.
Il valore, però, non risiede nella certificazione in sé.
Risiede nella capacità dell’impresa di utilizzare metodo, organizzazione e verifica per migliorare concretamente le proprie prestazioni di sicurezza.
Un riconoscimento è un risultato. La sicurezza continua il giorno dopo.
Il Safety & Quality Award 2026 riconosciuto a Peyrani Sud rappresenta certamente un risultato da valorizzare.
Ma un premio non rende la sicurezza definitivamente acquisita.
Ed è forse questa la lezione più importante.
La cultura della sicurezza si costruisce attraverso continuità: osservare, formare, verificare, correggere, coinvolgere le persone e ricominciare.
I risultati non appartengono mai a una singola figura professionale. Nascono dalla capacità dell’intera organizzazione di riconoscere la sicurezza come parte del proprio modo di lavorare.
Dietro un buon risultato di sicurezza ci sono moltissimi comportamenti corretti che, ripetuti nel tempo, diventano abitudine, metodo e organizzazione.
E quando questo accade, la sicurezza non è più soltanto qualcosa che un’impresa deve fare.
Diventa parte del modo in cui l’impresa sceglie di lavorare.
Marco Marinò
Amministratore di ICP S.r.l. – Innovazione, Consulenza e Progetti
RSPP esterno di Peyrani Sud 
Domande frequenti sulla cultura della sicurezza
Che cosa si intende per cultura della sicurezza sul lavoro?
È l’insieme di valori, comportamenti, responsabilità e pratiche attraverso cui la prevenzione entra concretamente nel modo di lavorare di un’organizzazione. Non coincide quindi con il solo rispetto formale degli adempimenti, ma riguarda anche il modo in cui rischi, formazione, controlli e decisioni vengono gestiti quotidianamente.
Qual è il ruolo della formazione nella cultura della sicurezza?
La formazione è efficace quando non si limita alla frequenza di un corso, ma consente al lavoratore di comprendere i rischi e applicare comportamenti corretti nelle situazioni operative reali. Documentazione e tracciabilità sono necessarie, ma devono accompagnarsi all’effettiva acquisizione delle competenze previste.
Che rapporto c’è tra cultura della sicurezza e ISO 45001?
La UNI EN ISO 45001 fornisce un modello strutturato per integrare la gestione della salute e sicurezza nei processi dell’organizzazione. Cultura della sicurezza e sistema di gestione non sono sinonimi, ma possono rafforzarsi reciprocamente attraverso leadership, partecipazione dei lavoratori, gestione dei rischi, verifica e miglioramento continuo.
Perché sicurezza e qualità possono essere gestite in modo integrato?
Pur perseguendo obiettivi differenti, sicurezza e qualità condividono diversi elementi organizzativi: processi definiti, responsabilità, competenze, controlli, gestione delle anomalie, evidenze e miglioramento continuo. Per questo possono trovare punti di integrazione nei sistemi di gestione aziendali.
