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ISO 9001:2026: usare la transizione per capire se il sistema qualità sta davvero aiutando l’impresa

Un sistema qualità può essere perfettamente documentato e, nello stesso tempo, incidere poco sul modo in cui l’azienda lavora davvero. Cerchiamo di comprendere meglio attraverso la nuova UNI EN ISO 9001:2026.

Procedure aggiornate, registrazioni compilate, indicatori presenti, audit eseguiti. Ma quando arriva un problema — un reclamo ricorrente, un fornitore inaffidabile, una commessa che accumula ritardi, un errore che si ripete — il sistema aiuta realmente a capire perché è successo e cosa migliorare?

È questa, più ancora dell’elenco delle modifiche introdotte dalla nuova norma, la domanda interessante per un’impresa che oggi guarda alla UNI EN ISO 9001:2026.

La nuova edizione è in vigore dal 16 settembre 2026 e in Italia è stata recepita come UNI EN ISO 9001:2026, sostituendo la UNI EN ISO 9001:2015+A1:2024. ISO segnala, tra gli elementi dell’aggiornamento, maggiore chiarezza, una più forte attenzione a leadership, cultura della qualità e responsabilità, oltre a una migliore esplicitazione del rapporto tra rischi e opportunità.

Per le organizzazioni già certificate alla precedente edizione è previsto un periodo di transizione fino al 30 settembre 2029. C’è quindi tempo. La questione è come usarlo.

La vera domanda non è solo “cosa cambia nella norma?”

Quando viene pubblicata una nuova edizione della ISO 9001, la prima reazione è comprensibile: individuare i nuovi requisiti, confrontare le versioni, capire quali documenti modificare.

È necessario. Ma rischia di essere un punto di partenza troppo stretto.

Una transizione può infatti diventare un semplice esercizio di aggiornamento documentale oppure l’occasione per guardare con maggiore attenzione al sistema che l’impresa utilizza ogni giorno.

La domanda diventa allora:

il nostro sistema qualità rappresenta ancora il modo in cui l’azienda lavora oppure, negli anni, sistema e organizzazione hanno iniziato a percorrere strade diverse?

Mercati, persone, fornitori, tecnologie, clienti e processi cambiano. Anche un sistema nato bene può progressivamente perdere aderenza alla realtà.

La transizione alla UNI EN ISO 9001:2026 offre quindi un buon momento per verificare non soltanto la conformità, ma la qualità del sistema qualità.

La transizione come occasione per fare un check reale del sistema

ISO 9001 non nasce per produrre documentazione fine a sé stessa. La norma definisce requisiti per sistemi capaci, tra l’altro, di supportare la fornitura regolare di prodotti e servizi conformi ai requisiti applicabili e di accrescere la soddisfazione del cliente attraverso l’efficace applicazione e il miglioramento del sistema.

È quindi utile chiedersi quanto ciò che è descritto nel sistema corrisponda ancora a ciò che accade realmente.

I processi rappresentati sono quelli effettivi?

Le responsabilità sono chiare anche quando qualcosa esce dalla normalità?

Gli indicatori aiutano qualcuno a decidere?

Le non conformità producono apprendimento?

La gestione dei fornitori distingue realmente quelli affidabili da quelli critici?

Un sistema maturo dovrebbe ridurre l’incertezza e aiutare l’organizzazione a capire meglio cosa sta succedendo. Quando invece diventa un livello parallelo rispetto all’attività reale, aumenta la documentazione senza aumentare necessariamente il controllo.

Dove si vede se il sistema qualità sta diventando burocratico

Non serve necessariamente partire da analisi complesse. Alcuni segnali possono già suggerire che esiste una distanza tra sistema formale e organizzazione reale.

Per esempio:

  • procedure conosciute soprattutto dal responsabile qualità e poco utilizzate da chi svolge le attività;
  • responsabilità formalmente assegnate ma poco chiare quando nasce un problema;
  • indicatori raccolti periodicamente senza che influenzino decisioni o priorità;
  • reclami e non conformità chiusi amministrativamente, ma con problemi che tendono a ripresentarsi;
  • audit interni vissuti principalmente come preparazione alla visita dell’organismo di certificazione;
  • fornitori valutati attraverso moduli e punteggi, mentre le criticità reali vengono gestite altrove e in modo informale.

Nessuno di questi elementi, da solo, consente di giudicare un sistema.

Sono però buone domande da cui partire.

Perché il punto non è avere più qualità sulla carta, ma capire se processi, informazioni e responsabilità aiutano l’impresa ad avere maggiore controllo.

Le domande che dovrebbe porsi oggi la direzione

La transizione non riguarda soltanto chi gestisce il sistema qualità.

Riguarda soprattutto la direzione e i responsabili dei processi, perché è lì che si può capire se il sistema genera realmente valore.

Alcune domande sono molto più utili di una semplice verifica documentale:

Il sistema qualità ci aiuta a prendere decisioni?

Ci permette di capire dove perdiamo tempo, risorse o affidabilità?

Ci aiuta a governare meglio fornitori e processi critici?

Consente di prevenire alcuni errori oppure interviene prevalentemente dopo che sono accaduti?

Gli audit fanno emergere problemi utili da affrontare?

Le informazioni raccolte dal sistema arrivano alle persone che possono usarle?

E soprattutto:

il sistema qualità fa parte del lavoro reale oppure viene “attivato” soprattutto quando arriva un audit?

Le risposte dipendono dalla dimensione, dalla complessità e dalla maturità dell’organizzazione. Ed è proprio per questo che una transizione sensata difficilmente può ridursi a una serie standardizzata di modifiche.

Industria e porti: processi, fornitori e continuità

In un’impresa industriale o nelle attività legate alla logistica e ai servizi portuali, la qualità incontra quotidianamente manutenzione, approvvigionamenti, commesse, tempi operativi e coordinamento tra funzioni differenti.

Qui un sistema utile dovrebbe rendere più leggibili i punti critici: fornitori che condizionano la continuità delle attività, processi che generano rilavorazioni, passaggi informativi deboli, responsabilità che diventano poco chiare nei momenti di pressione.

La transizione può essere utilizzata per verificare se il sistema descrive questa complessità oppure soltanto la sua rappresentazione formale.

Agroalimentare e vino: qualità, tracciabilità e reclami devono dialogare

Nelle filiere agroalimentari e vitivinicole la gestione della qualità convive spesso con tracciabilità, requisiti di prodotto, controlli, rapporti con fornitori e clienti, non conformità e altri schemi o sistemi applicabili.

La ISO 9001 non sostituisce gli standard specifici di sicurezza alimentare né gli obblighi della filiera.

Può però rappresentare una struttura organizzativa entro la quale processi, responsabilità, evidenze e miglioramento devono riuscire a dialogare.

Un reclamo, per esempio, non dovrebbe essere soltanto chiuso: può fornire informazioni su produzione, fornitura, logistica, controllo o aspettative del cliente.

La differenza è tra registrare un problema e imparare dal problema.

Cantieri e commesse: il sistema qualità deve seguire il lavoro reale

Nei cantieri e nelle attività organizzate per commessa il rischio di separazione tra sistema formale e operatività è particolarmente evidente.

Fornitori, subappaltatori, varianti, documentazione, controlli e cambiamenti operativi possono modificare rapidamente le condizioni iniziali.

Se il sistema qualità rimane statico mentre la commessa evolve, perde progressivamente capacità di rappresentare e governare ciò che accade.

Anche qui la transizione può diventare un’occasione per chiedersi se procedure, responsabilità e controlli accompagnano davvero le attività oppure intervengono prevalentemente nella fase documentale.

Medicale: sistema qualità e requisiti regolatori devono parlarsi

Nel settore dei dispositivi medici serve particolare attenzione.

La UNI EN ISO 9001:2026 non sostituisce MDR, IVDR né gli standard specificamente applicabili ai dispositivi medici.

Non bisogna quindi sovrapporre piani differenti.

Tuttavia un’organizzazione che opera in un contesto regolato può utilizzare il momento della transizione per verificare la coerenza complessiva tra processi, responsabilità, documentazione, fornitori, controllo delle modifiche e sistemi eventualmente già presenti.

Più cresce la complessità regolatoria, meno è utile mantenere sistemi che non comunicano tra loro.

Audit: controllo formale o strumento per capire meglio l’impresa?

L’audit interno è uno dei punti in cui la differenza tra sistema vivo e sistema burocratico emerge con maggiore chiarezza.

Se serve esclusivamente a verificare che siano presenti documenti e registrazioni, rischia di produrre poche informazioni nuove.

Se invece viene progettato per comprendere come funzionano realmente i processi, può far emergere incoerenze, rischi, opportunità di semplificazione e aree sulle quali intervenire prima che diventino problemi.

È anche per questo che, nel percorso di evoluzione dei sistemi di gestione, diventa interessante guardare in prospettiva alla ISO 19011, riferimento per gli audit dei sistemi di gestione.

Il valore non consiste nell’“avere fatto l’audit”.

Consiste in ciò che l’organizzazione riesce a capire grazie all’audit.

Tre cose da non fare durante la transizione

1. Riscrivere tutto automaticamente

Una nuova edizione della norma non significa necessariamente ricostruire da zero il sistema esistente.

Cambiare documenti che funzionano soltanto per dimostrare che qualcosa è stato modificato può aumentare complessità senza creare valore.

2. Partire dalla norma dimenticando i problemi dell’impresa

Il confronto con i nuovi requisiti è indispensabile.

Ma la transizione può essere molto più utile se viene collegata anche alle criticità che l’organizzazione conosce già: ritardi, reclami, fornitori, inefficienze, errori ricorrenti, comunicazione tra funzioni.

3. Considerarla un progetto del solo responsabile qualità

Se processi e responsabilità riguardano produzione, acquisti, manutenzione, commerciale, progettazione o direzione, non può essere il solo responsabile qualità a decidere come debbano funzionare.

La qualità diventa realmente organizzativa quando esce dall’ufficio qualità.

Cosa conviene fare invece

Il periodo di transizione consente di lavorare con proporzione, senza una corsa all’aggiornamento.

Prima di intervenire sui documenti può essere utile:

  • capire dove il sistema mostra le principali debolezze;
  • verificare quanto ciò che è scritto corrisponda alla realtà operativa;
  • individuare i processi nei quali esiste maggiore distanza tra sistema formale e lavoro reale;
  • coinvolgere direzione e responsabili di processo;
  • stabilire priorità anziché modificare tutto contemporaneamente;
  • utilizzare la transizione anche per eliminare complessità che non produce più valore.

Non significa sottovalutare i nuovi requisiti.

Significa inserirli in una domanda più ampia:

come possiamo uscire dalla transizione con un sistema migliore di quello con cui siamo entrati?

Il contributo possibile di ICP

La transizione alla UNI EN ISO 9001:2026 può avere esigenze molto differenti da un’organizzazione all’altra.

Un’impresa può avere un sistema già maturo che necessita prevalentemente di adeguamenti mirati. Un’altra può scoprire che alcune parti del proprio sistema non rappresentano più correttamente i processi. Un’altra ancora può avere più sistemi di gestione da coordinare.

In questo contesto ICP – Innovazione, Consulenza e Progetti può affiancare le organizzazioni nella lettura dello stato del sistema, nell’individuazione delle aree che meritano approfondimento, nella revisione dei processi e nella preparazione alla transizione.

Il supporto può comprendere, in funzione delle esigenze dell’organizzazione:

  • analisi dello stato del sistema di gestione;
  • individuazione delle aree da approfondire rispetto alla nuova edizione;
  • supporto alla revisione di processi e responsabilità;
  • audit interni e preparazione alla transizione;
  • coordinamento con altri sistemi di gestione presenti nell’organizzazione.

L’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente “aggiornare la ISO 9001”.

Può essere molto più utile arrivare alla nuova edizione con un sistema più aderente all’impresa, più comprensibile per chi lo utilizza e più capace di produrre informazioni utili alle decisioni.

La certificazione resta un risultato importante.

Ma il valore quotidiano nasce da ciò che il sistema permette all’organizzazione di vedere, governare e migliorare.


FAQ sulla transizione alla UNI EN ISO 9001:2026

Dobbiamo rifare tutto il sistema qualità?

Non necessariamente. La nuova edizione mantiene l’impianto consolidato della ISO 9001 e gli interventi devono essere valutati rispetto al sistema già presente. Prima di riscrivere documenti è utile comprendere quali modifiche siano realmente necessarie e dove esistano invece opportunità di miglioramento.

Conviene aspettare prima di occuparsi della transizione?

Per le organizzazioni già certificate alla ISO 9001:2015, la transizione dovrà essere completata entro il 30 settembre 2029. Questo non implica la necessità di intervenire immediatamente su tutto, ma offre il tempo per programmare l’adeguamento e collegarlo, quando utile, a una revisione più sostanziale del sistema.

Come capire se il nostro sistema qualità è diventato troppo burocratico?

Un primo segnale può essere la distanza tra ciò che il sistema prevede e ciò che le persone fanno realmente. Procedure poco utilizzate, indicatori che non generano decisioni, audit puramente formali o problemi ricorrenti chiusi senza apprendimento meritano almeno un approfondimento.

La transizione riguarda soltanto il responsabile qualità?

No. Il sistema di gestione interessa i processi dell’organizzazione e coinvolge quindi direzione e responsabili delle attività interessate. La nuova edizione rafforza inoltre l’attenzione verso leadership, cultura della qualità e responsabilità.

La transizione cambia in base al settore?

I requisiti ISO 9001 sono generali e applicabili a organizzazioni di differenti tipologie e dimensioni. La loro applicazione concreta, però, dipende dai processi, dal settore, dalla complessità e dal contesto dell’organizzazione.

ISO 9001:2026 può essere un’occasione per semplificare realmente i processi?

Può diventarlo se la transizione non viene affrontata come semplice sostituzione di documenti. Verificare duplicazioni, passaggi che non producono informazioni utili e differenze tra procedure e attività effettive può aiutare a individuare opportunità di semplificazione. Le scelte, però, devono essere valutate sul sistema e sui processi concreti dell’organizzazione.


Marco Marinò
ICP srl – Innovazione, Consulenza e Progetti


Fonti

UNI – Ente Italiano di Normazione
UNI EN ISO 9001:2026 — Sistemi di gestione per la qualità – Requisiti. Norma in vigore dal 16 settembre 2026; sostituisce UNI EN ISO 9001:2015+A1:2024.
Scheda ufficiale UNI EN ISO 9001:2026

UNI – Ente Italiano di Normazione
“È arrivata la nuova ISO 9001!”, 16 settembre 2026.
Notizia UNI sulla nuova ISO 9001

ISO – International Organization for Standardization
Annuncio della pubblicazione di ISO 9001:2026, 16 settembre 2026.
ISO – ISO 9001:2026

ISO/TC 176
Indicazioni sulla revisione e sul percorso di transizione, compreso il termine del 30 settembre 2029 per le organizzazioni già certificate alla ISO 9001:2015.
ISO/TC 176 – Transition Guidance ISO 9001:2026

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